La Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, ribattezzata “Case Green” dai media italiani (e ufficialmente denominata EPBD IV, Energy Performance of Buildings Directive), è la normativa europea che cambia le regole del gioco per il settore edilizio dei prossimi 25 anni. Entrata in vigore il 28 maggio 2024, deve essere recepita dall’Italia entro il 29 maggio 2026.
Intorno a questa direttiva circolano molte informazioni imprecise, allarmi ingiustificati e confusioni. Questa guida fa chiarezza su tutto, distinguendo tra ciò che la direttiva prevede davvero e ciò che è stato distorto dalla comunicazione.
Cos’è la Direttiva Case Green e perché esiste
La direttiva fa parte del pacchetto Fit for 55, l’insieme di provvedimenti europei per ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
Gli edifici sono responsabili di circa il 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di CO2 in Europa. In Italia, circa il 54% delle abitazioni ha una classe energetica F o G (le peggiori). Intervenire sugli edifici è quindi una delle leve più potenti per raggiungere gli obiettivi climatici.
L’obiettivo finale della direttiva è la decarbonizzazione completa del parco immobiliare europeo entro il 2050, cioè edifici che consumano pochissima energia e la producono da fonti rinnovabili.
Cosa prevede la Direttiva Case Green: i punti chiave
1. Riduzione dei consumi energetici degli edifici residenziali
Ogni Stato membro deve ridurre il consumo energetico medio del proprio patrimonio edilizio residenziale del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, rispetto ai livelli del 2020.
‘Questo non è un obbligo sul singolo proprietario: è un obiettivo nazionale. Spetta allo Stato decidere come raggiungerlo, attraverso incentivi, regolamentazione e programmi di supporto.
2. Il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE)
Ogni Stato deve redigere un piano nazionale che definisca: quanti edifici ristrutturare ogni anno, con quali priorità e con quali strumenti. Il piano deve concentrarsi in particolare sul 43% degli edifici con le prestazioni energetiche peggiori.
L’Italia deve presentare una prima bozza del piano entro il 31 dicembre 2025 e la versione definitiva entro il 31 dicembre 2026. Al momento (marzo 2026), l’Italia è in ritardo: il piano non è ancora stato trasmesso alla Commissione UE e il recepimento legislativo della direttiva non è ancora stato avviato nel percorso parlamentare.
3. Stop ai bonus per le caldaie a gas
Dal 1 gennaio 2025, la direttiva vieta agli Stati membri di erogare incentivi finanziari per l’installazione di caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili.
L’Italia ha recepito questo aspetto: dal 2025 niente più Ecobonus per le caldaie a gas stand-alone. Restano incentivati i sistemi ibridi (pompa di calore + caldaia a condensazione), le pompe di calore pure e le caldaie a biomassa.
Attenzione: non è un divieto di vendita o di installazione delle caldaie a gas. Puoi ancora comprarne e installarne una, ma a prezzo pieno senza incentivi. L’obiettivo dei Paesi UE è eliminare completamente le caldaie a gas entro il 2040.
4. Pannelli solari obbligatori sui nuovi edifici
La direttiva prevede l’obbligo progressivo di installare pannelli solari:
- Dal 31 dicembre 2026 per i nuovi edifici pubblici e non residenziali con superficie coperta superiore a 250 mq.
- Dal 31 dicembre 2027 per tutti i nuovi edifici pubblici.
- Dal 31 dicembre 2029 per gli edifici residenziali sottoposti a ristrutturazione importante.
- Dal 31 dicembre 2030 per tutti i nuovi edifici residenziali.
Per gli edifici esistenti non sottoposti a ristrutturazione, non c’è alcun obbligo.
5. Nuove classi energetiche per l’APE
Le attuali classi italiane (dalla A4 alla G) saranno semplificate in una scala dalla A alla G, dove la classe A corrisponde agli edifici a emissioni zero (ZEB) e la classe G rappresenta gli edifici con le prestazioni peggiori del parco nazionale.
Gli Stati possono aggiungere una classe A+ per gli edifici che superano lo standard a emissioni zero. L’Italia deve aggiornare il proprio sistema di certificazione entro il recepimento della direttiva.
6. Norme minime di prestazione energetica per gli edifici non residenziali
La direttiva introduce standard minimi di prestazione energetica per gli edifici non residenziali (uffici, negozi, alberghi). Entro il 2030, gli edifici non residenziali esistenti con le prestazioni peggiori (il 16% inferiore del parco) devono essere riqualificati. Per gli edifici residenziali, non ci sono standard minimi obbligatori sul singolo edificio, ma obiettivi di riduzione media a livello nazionale.
7. Passaporto di ristrutturazione dell’edificio
La direttiva prevede l’introduzione di un “passaporto di ristrutturazione” per ogni edificio: un documento che descrive la situazione energetica attuale e delinea un percorso di interventi graduali per portare l’edificio verso le emissioni zero.
Gli Stati devono rendere disponibile questo strumento entro il 29 maggio 2026. Il passaporto non è un obbligo di ristrutturazione, ma uno strumento informativo.
Cosa NON prevede la Direttiva Case Green
È fondamentale chiarire cosa la direttiva non prevede, perché su questi punti circolano le informazioni più distorte:
NON prevede l’obbligo per i privati di ristrutturare la propria casa entro una data specifica. La direttiva impone obiettivi agli Stati, non ai singoli proprietari. Nessuno sarà obbligato a fare lavori nella propria casa.
NON prevede sanzioni per i proprietari di case con classe energetica bassa. Non ci sono multe, divieti di vendita o divieti di affitto legati alla classe energetica.
NON prevede l’obbligo di portare tutte le case in classe E entro il 2030. Questa era una proposta delle prime bozze della direttiva, poi completamente eliminata nella versione finale approvata. Gli obiettivi sono espressi come riduzione media dei consumi, non come classe minima obbligatoria.
NON prevede il blocco della vendita delle case con classe energetica bassa. Questa è una fake news che circola da anni e non ha alcun fondamento nella direttiva.
La situazione dell’Italia: a che punto siamo
L’Italia è in ritardo sul recepimento della direttiva. Il termine è il 29 maggio 2026, ma al momento:
Il disegno di legge di delegazione europea 2025, che avrebbe dovuto includere il recepimento della EPBD IV, non ha incluso la direttiva nel suo percorso parlamentare.
Il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE), che doveva essere inviato alla Commissione UE in prima bozza entro il 31 dicembre 2025, non risulta ancora trasmesso.
La Commissione UE ha già avviato una fase preliminare di procedura di infrazione contro l’Italia per il ritardo nella rimozione degli incentivi alle caldaie a gas (che però l’Italia ha effettivamente eliminato con la Legge di Bilancio 2025).
Questo ritardo non significa che la direttiva non avrà effetto: i principi europei entreranno comunque in vigore e l’Italia dovrà adeguarsi, anche se con tempi più lunghi del previsto.
Cosa significa per la tua casa a Pesaro, Fano, Urbino o Rimini
Le province di Pesaro-Urbino e Rimini si trovano in zona climatica D, con un patrimonio edilizio in larga parte risalente agli anni ’60-’80 e con classi energetiche mediamente molto basse.
Un appartamento tipico degli anni ’70 a Pesaro, Fano, Urbino o Rimini, con infissi originali, nessun isolamento termico e caldaia a gas vecchia, si colloca nella classe F o G, consumando 180-250 kWh per metro quadro all’anno.
Per un proprietario, il messaggio della direttiva è chiaro anche senza obblighi diretti: le case con classe energetica bassa perderanno progressivamente valore di mercato rispetto a quelle riqualificate.
Gli acquirenti sono sempre più attenti alla classe energetica perché sanno che una casa inefficiente costa di più in bollette e potrebbe richiedere interventi onerosi in futuro. I bonus edilizi 2026, ancora al 50%, rendono questo il momento migliore per agire.
Cosa puoi fare adesso per prepararti
Il primo passo è far redigere l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) della tua casa, se non ne hai uno recente. Costa 150-300 € e ti dice in quale classe sei e quali interventi sarebbero più efficaci.
Il secondo passo è valutare gli interventi prioritari in base al rapporto costi-benefici: cappotto termico (guadagno di 2-3 classi), sostituzione infissi (1-2 classi), pompa di calore o sistema ibrido al posto della caldaia a gas (1-2 classi), fotovoltaico con accumulo (riduzione del fabbisogno di energia da fonti fossili).
Il terzo passo è agire nel 2026, sfruttando i bonus ancora al 50% per la prima casa. Dal 2027 le aliquote scendono al 36%, e dal 2028 anche il massimale si dimezza. Il 2026 è l’ultimo anno veramente conveniente.
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Lo studio Balzano Consulting Group è il riferimento nelle province di Pesaro-Urbino e Rimini per la riqualificazione energetica degli edifici.
Il Geometra Giuseppe Balzano e il suo team ti accompagnano dall’APE iniziale alla scelta degli interventi, dalla gestione delle pratiche edilizie e fiscali fino alla certificazione finale, con oltre 25 anni di esperienza nel settore.
Domande frequenti sulla Direttiva Case Green
No, non c’è nessun obbligo diretto sui proprietari. La direttiva impone obiettivi agli Stati, non ai singoli cittadini. Ma è ragionevole aspettarsi che gli incentivi alla riqualificazione diventino sempre più rilevanti e che le case non riqualificate perdano valore.
Il termine è il 29 maggio 2026, ma l’Italia è in ritardo. Il recepimento completo potrebbe avvenire entro la fine del 2026 o nel 2027. Nel frattempo, lo stop ai bonus per le caldaie a gas è già operativo dal 2025.
No, per gli edifici residenziali esistenti non c’è alcun obbligo di installare pannelli solari (a meno che non si faccia una ristrutturazione importante). L’obbligo riguarda i nuovi edifici, e in modo progressivo dal 2026 al 2030.
Falso. Non esiste alcun divieto di vendita legato alla classe energetica nella direttiva Case Green. La classe energetica bassa potrà però ridurre il valore commerciale dell’immobile, perché gli acquirenti sanno che dovranno sostenere costi di riqualificazione.
Per un appartamento di 80 mq, il costo indicativo degli interventi per passare da G a C è: cappotto termico 60-80 mq di facciata (5.000-10.000 €), sostituzione infissi 5-6 finestre (4.000-8.000 €), pompa di calore (5.000-10.000 €). Totale: 14.000-28.000 € lordi, che con i bonus al 50% diventano 7.000-14.000 € netti. Il risparmio in bolletta di 1.000-1.500 € all’anno ripaga l’investimento netto in 5-10 anni.